martedì 17 settembre 2019

Prestami lo sguardo (delega / mandato ottico)




Prestami lo sguardo

a partire da:*

* Ho già citato diverse volte il mio attacco, la mia prima frase («Come giudicare - Jean-Francois Lyotard?»). Perché questa prima frase? Innanzitutto, voi ve lo aspettate ed io ne dirò subito ancora una parola, per rompere, nell'amicizia, con il conforto nel quale rischierebbe di installarsi il nuovo genere di queste decadi che, con mille buone ragioni che una volta avevo approvato e che restano buone ragioni, pretenderebbe di svilupparsi «a partire da» o, meglio, «a partire dal lavoro di» - piuttosto che parlare direttamente di o di rivolgersi direttamente a - qualcuno. C’è in questo diniego e precedenza. Quale che ne sia la legittimità (cortesia, discrezione da una parte e dall'altra, il lavoro preferito alla celebrazione, ecc.), non bisogna lasciarla fuori dalla domanda. Poi, ho citato la mia prima frase per indebitarci immediatamente, di un’altra citazione, nei confronti di La condition postmoderne [1],



[1] J.-F. Lyotard, La condition postmoderne. Rapport sur le savoir, Minuit, Paris 1979; tr. it. La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, tr. di 
Carlo Formenti, Feltrinelli, Milano 19873, NdT.



Filippo Fimiani, Lo sguardo parlato, in
Il luogo dello spettatore: forme dello sguardo nella cultura delle immagini
a cura di Antonio Somaini, Vita e Pensiero, 2005


Tourner les mots (J. Derrida e Safaa Fathy)

Delega. Mandato ottico (video)

D’ailleurs, Derrida (film e sceneggiatura)




Das Scritti in onore di Dario Sala

La storia di Carlo

Jacques Derrida
Quando i nostri occhi si toccano


Il video è stato girato nel giugno del 2000 nell'abitazione privata di Jacques Derrida, fuori Parigi. I due momenti del filmato corrispondono alla lettura di due brani; il filo conduttore è il tema dell’invasione.

            Quando i nostri occhi si toccano

Il brano, costruito intorno a una doppia invasione, è tratto da Le toucher, libro che Derrida ha dedicato all’opera di Jean-Luc Nancy, il quale ne L’intruso, racconta l’invasione, in lui, del cuore di un altro. La frase Quando i nostri occhi si toccano, è giorno o è notte? è opera di uno scrittore anonimo che con questa iscrizione ha invaso un muro di Parigi; la frase stessa poi, a sua volta, invade Derrida, che a partire da questa decide “di fingere veramente di inventare una storia vera”. Invasione della parola, dunque. Ma anche invasione dello sguardo: “se due sguardi entrano in contatto ci si chiederà sempre se si accarezzano o se si inferiscono un colpo, e quale sarebbe la differenza”. L’invasione rimanda infatti sia alla guerra che all'ospitalità. Ospitalità che ci chiama alla discrezione, al pudore: “dato che i tuoi occhi sono tanto visibili quanto vedenti, potrei toccarli con le dita, con le labbra, o persino con gli occhi, con le ciglia, con le palpebre – avvicinandomi a te, se osassi avvicinarmi così a te. Se osassi un giorno”.

            Delega – Mandato ottico

Invasione dello sguardo è anche quella di Safaa Fathy, delegata da Derrida a filmare, in sua assenza, i luoghi della sua infanzia. “Rappresentazione armata di una videocamera” attraverso la quale lei vede con gli occhi di lui, e viceversa. Il secondo brano è tratto da Tourner les mots, opera scritta da Derrida e Safaa Fathy sul film girato da Safaa Fathy D’ailleurs, Derrida,  presentato in anteprima nazionale a Cosenza il 17 gennaio 2001.
"Mandato ottico" per Safaa Fathy, ma anche per Trimani che, armato a sua volta di una videocamera, invade la casa di Derrida, delegato a filmare lo sguardo di Safaa Fathy attraverso la parola di Derrida, la memoria di Derrida nel racconto di Safaa Fathy, a toccare uno sguardo, a “girare le parole”.


photo Antonio Trimani, "a casa di Jacques", 2001


Jacques Derrida, Quando i nostri occhi si toccano
Delega – Mandato ottico
Il video è stato girato nel giugno del 2000 nell’abitazione privata di Jacques Derrida, fuori Parigi. I due momenti del filmato corrispondono alla lettura di due brani; il filo conduttore è il tema dell’invasione.
Un video di Antonio Trimani
A cura di Francesco Garritano e Marina Machì
Traduzioni di Marina Machì e Francesco Garritano
Montaggio non lineare: Pino Perri
Post-produzione: Punto Rosso – Cosenza
Cosenza, luglio 2000

La città impara ad ascoltare




“Voglio creare bravi cittadini. Se un bambino ascolta buona musica dal giorno della sua nascita ed impara a suonarla da solo, allora svilupperà sensibilità, disciplina e pazienza. 
Ed otterrà uno splendido cuore”.

Shinichi Suzuki

“Non c'è spazio per una esperienza estetica fine a se stessa, che sia solo estetica”.
Emilio Garroni

La città impara ad ascoltare
è un progetto che prova ad
 aaavviare una pratica di riciclo creativo - che riutilizzi imballi, materiali porosi e cartoni di grande formato - finalizzata alla realizzazione di oggetti d’arte contemporanea funzionali, sul modello del diffusore a resto quadratico (o di Schroeder) e dei risuonatori di Helmholtz;
-          introduce agli stilemi e ai formati dell’arte contemporanea, attraverso la creazione di oggetti fonoassorbenti, sculture e installazioni multimateriale e di grande formato (realizzati indifferentemente da bambini, adolescenti e adulti, singolarmente o in team);
-          in collaborazione col Centro Audiologico e Foniatrico dell'A.S.P di Cosenza sensibilizza e divulga tra i genitori e il corpo docente in materia di ascolto,  compie attività di screening audiologici e di follow up finalizzati alla diagnosi precoce di sordità e di disturbi del linguaggio;
-          mette a disposizione di un’utenza allargata (nella sede operativa dell’ITC “Spirito Santo”) un “orecchio elettronico” costruito secondo il metodo Tomatis: attraverso l’effetto Mozart e altre pratiche di ascolto e di esecuzione di tipo ludico, agisce sui processi di accomodazione, ritardo e precessione, consentendo di impostare la “lateralità uditiva” favorendo la dominanza dell'orecchio destro, ritenuto preferibile come orecchio guida nel circuito audio-vocale;
-          sensibilizza cittadini e amministratori pubblici in materia di rumore e inquinamento acustico (principale causa di riduzione dell’intelligibilità del parlato e delle difficoltà di apprendimento delle lingue straniere), più in generale focalizza sui deficit uditivi lievi o medi (con perdita dai 30 ai 40 dB) che possono passare inosservati o essere scambiati per disattenzione e lievi ritardi d'apprendimento e disturbi del linguaggio;
-          fornisce strumenti teorico-pratici e motivazionali di supporto agli insegnanti di sostegno e al caregiver familiare (vale a dire a chi presta assistenza in modo gratuito, continuativo e quantitativamente significativo a un congiunto non autosufficiente a causa di una grave disabilità);
-          promuove pratiche di ascolto e di esecuzione musicale collettiva, secondo il metodo elaborato da Shinichi Suzuki.

Si può insegnare ciò che si ignora

Non cerco di dimostrare una teoria ... è un fatto, un esperimento, un risultato. (premessa alla prima edizione, p. 37)
Il compito dei discepoli di Joseph Jacotot è dunque semplice. Bisogna annunciare a tutti, in ogni luogo e circostanza, la buona novella: si può insegnare ciò che si ignora.(...) Il problema non è produrre dei sapienti. E' di innalzare coloro che si credono inferiori quanto ad intelligenza, di farli uscire dalla palude in cui ristagnano: che non è quella dell'ignoranza, ma quella del disprezzo di sé, del disprezzo in se stessi di ogni creatura ragionevole. Il problema è di fare degli uomini emancipati ed emancipatori. 
Jacques Ranciére, Il maestro ignorante, a cura di Andrea Cavazzini, Mimesis, 2008

Tutti gli uomini hanno un'intelligenza uguale,(...) sappiate un libro e rapportate a esso tutti gli altri. Questo è il mio metodo. (Jacotot, p.39).


Claude Verrier