Prestami lo sguardo
a partire da:*
* Ho già citato diverse volte il mio attacco, la mia prima frase («Come giudicare - Jean-Francois Lyotard?»). Perché questa prima frase? Innanzitutto, voi ve lo aspettate ed io ne dirò subito ancora una parola, per rompere, nell'amicizia, con il conforto nel quale rischierebbe di installarsi il nuovo genere di queste decadi che, con mille buone ragioni che una volta avevo approvato e che restano buone ragioni, pretenderebbe di svilupparsi «a partire da» o, meglio, «a partire dal lavoro di» - piuttosto che parlare direttamente di o di rivolgersi direttamente a - qualcuno. C’è in questo diniego e precedenza. Quale che ne sia la legittimità (cortesia, discrezione da una parte e dall'altra, il lavoro preferito alla celebrazione, ecc.), non bisogna lasciarla fuori dalla domanda. Poi, ho citato la mia prima frase per indebitarci immediatamente, di un’altra citazione, nei confronti di La condition postmoderne [1],
* Ho già citato diverse volte il mio attacco, la mia prima frase («Come giudicare - Jean-Francois Lyotard?»). Perché questa prima frase? Innanzitutto, voi ve lo aspettate ed io ne dirò subito ancora una parola, per rompere, nell'amicizia, con il conforto nel quale rischierebbe di installarsi il nuovo genere di queste decadi che, con mille buone ragioni che una volta avevo approvato e che restano buone ragioni, pretenderebbe di svilupparsi «a partire da» o, meglio, «a partire dal lavoro di» - piuttosto che parlare direttamente di o di rivolgersi direttamente a - qualcuno. C’è in questo diniego e precedenza. Quale che ne sia la legittimità (cortesia, discrezione da una parte e dall'altra, il lavoro preferito alla celebrazione, ecc.), non bisogna lasciarla fuori dalla domanda. Poi, ho citato la mia prima frase per indebitarci immediatamente, di un’altra citazione, nei confronti di La condition postmoderne [1],
[1] J.-F. Lyotard, La condition postmoderne. Rapport sur le
savoir, Minuit, Paris 1979; tr. it. La
condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, tr. di
Carlo Formenti, Feltrinelli, Milano 19873, NdT.
Filippo Fimiani, Lo sguardo parlato, in
Il luogo dello spettatore: forme dello sguardo nella cultura delle immagini
a cura di Antonio
Somaini, Vita e Pensiero, 2005
Tourner les mots (J. Derrida e Safaa Fathy)
Delega.
Mandato ottico (video)
D’ailleurs,
Derrida (film e sceneggiatura)
Das Scritti in onore di Dario Sala
La storia di
Carlo
Jacques
Derrida
Quando i nostri occhi si toccano
Il video è
stato girato nel giugno del 2000 nell'abitazione privata di Jacques Derrida,
fuori Parigi. I due momenti del filmato corrispondono alla lettura di due
brani; il filo conduttore è il tema dell’invasione.
Quando i nostri occhi si toccano
Il brano,
costruito intorno a una doppia invasione, è tratto da Le toucher, libro che
Derrida ha dedicato all’opera di Jean-Luc Nancy, il quale ne L’intruso,
racconta l’invasione, in lui, del cuore di un altro. La frase Quando i nostri
occhi si toccano, è giorno o è notte? è opera di uno scrittore anonimo che con
questa iscrizione ha invaso un muro di Parigi; la frase stessa poi, a sua
volta, invade Derrida, che a partire da questa decide “di fingere veramente di
inventare una storia vera”. Invasione della parola, dunque. Ma anche invasione
dello sguardo: “se due sguardi entrano in contatto ci si chiederà sempre se si
accarezzano o se si inferiscono un colpo, e quale sarebbe la differenza”.
L’invasione rimanda infatti sia alla guerra che all'ospitalità. Ospitalità che
ci chiama alla discrezione, al pudore: “dato che i tuoi occhi sono tanto
visibili quanto vedenti, potrei toccarli con le dita, con le labbra, o persino
con gli occhi, con le ciglia, con le palpebre – avvicinandomi a te, se osassi
avvicinarmi così a te. Se osassi un giorno”.
Delega – Mandato ottico
Invasione
dello sguardo è anche quella di Safaa Fathy, delegata da Derrida a filmare, in
sua assenza, i luoghi della sua infanzia. “Rappresentazione armata di una
videocamera” attraverso la quale lei vede con gli occhi di lui, e viceversa. Il
secondo brano è tratto da Tourner les mots, opera scritta da Derrida e Safaa
Fathy sul film girato da Safaa Fathy D’ailleurs, Derrida, presentato
in anteprima nazionale a Cosenza il 17 gennaio 2001.
"Mandato
ottico" per Safaa Fathy, ma anche per Trimani che, armato a sua volta di una
videocamera, invade la casa di Derrida, delegato a filmare lo sguardo di Safaa
Fathy attraverso la parola di Derrida, la memoria di Derrida nel racconto di
Safaa Fathy, a toccare uno sguardo, a “girare le parole”.
Jacques
Derrida, Quando i nostri occhi si toccano
Delega –
Mandato ottico
Il video è
stato girato nel giugno del 2000 nell’abitazione privata di Jacques Derrida,
fuori Parigi. I due momenti del filmato corrispondono alla lettura di due
brani; il filo conduttore è il tema dell’invasione.
Un video di
Antonio Trimani
A cura di
Francesco Garritano e Marina Machì
Traduzioni
di Marina Machì e Francesco Garritano
Montaggio
non lineare: Pino Perri
Post-produzione:
Punto Rosso – Cosenza
Cosenza,
luglio 2000
